è ispirato alla mia odissea in una realtà basata sulla necessità di apparire, amicizie virtuali e momenti di vita consumati troppo velocemente. Roberto Angelini.
“Tu mi guardi in superficie
Se potessi dare voce alla mia anima
Scapperesti lontano”
Un brano molto personale in cui mi racconto in modo diretto e confidenziale. Non bisogna mai giudicare le persone dall’apparenza.
“Portami con te
Dove il sole ancora splende”
È una piccola opera con una struttura musicale fuori dall’ordinario. Nella prima parte caotica il protagonista vorrebbe seguire il sole che sparisce all’orizzonte, perché la notte è fredda e fa paura. Nello special l’armonia si apre e il testo assume i contorni di una dichiarazione d’amore. Fino alla chiusura del brano con accenti rock.
“Non è la caduta a preoccuparmi quanto
L’impatto al suolo”
Una canzone viscerale: un giro di chitarra da cui escono spontanee le parole. Ancora considerazioni esistenziali: un fatto negativo può essere il preludio a una situazione positiva. Io affronto la vita con ottimismo, perché i momenti brutti passano. Sempre. Abbiamo inciso la prima registrazione fatta dal vivo, perché era impossibile ricreare in studio l’anima autentica di questo brano, che mi somiglia molto.
“Solamente lì
Dove l’uomo si fonderà col cielo
Troverò di nuovo il mio pensiero e le parole”
Descrivo il momento dell’ispirazione per ogni musicista. Anche se nella realtà a me l’ispirazione viene soprattutto al tramonto, qui è la notte a portare silenzio e tranquillità fertili di idee. È una delle tracce del cd “La vista concessa” nelle quali è più evidente la collaborazione con Sergio Della Monica dei Planet Funk. La musica è un incessante cambio armonico: un’evoluzione continua nella quale non torna mai la stessa armonia.
“Mi ritrovai da solo improvvisamente
Come la neve al suolo cade e non si sente”
La sensazione di solitudine nella moltitudine. Dicembre assume la forma di essere umano che conosce l’inverno e il Natale, ma ignora il sole caldo di Luglio. E seppure sia amato proprio perché è Dicembre, si sente inadeguato perché in realtà vorrebbe essere Luglio. Non è una canzone dedicata a mio figlio, ma la nascita di Gabriele il 26 dicembre ha reso speciale il primo singolo di questo album.
“La felicità
Che da lontano brilla
Di più...”
Desideriamo sempre qualcosa che non abbiamo. Quando riusciamo a conquistarlo, però, non ce ne rendiamo conto, perché proiettati verso un nuovo desiderio. Così diventa bello soltanto il ricordo. Il suono in sei ottavi con accordi larghi è chiaramente influenzato dalla psichedelia dei Pink Floyd.
“Un cielo senza luci
Non illumina
Il nostro amore è così fragile”
Un piccolo film musicale fuori dai comuni schemi strutturali. Il primo quadro è una sorta di tango con parole ossessive pronunciate da più voci sfalsate. Narra la fine di una storia d’amore, quando lei prende le sue cose e lascia la casa. Nel secondo quadro l’armonia si apre e una voce unica augura a lei di stare bene: dovunque e con chiunque.
“...e dove non si va, andremo...”
Un altro testo esistenziale e personale. Non voglio rischiare di comportarmi come una madre, che porta addosso le proprie scelte come lividi. Ne voglio che le rinunce di un padre diventino anche le mie. Anche in questi brani in cui esprimo con maggior vigore il mio senso di critica e autocritica, però, l’ottimismo con cui affronto la vita mi conduce sempre a un finale propositivo. È la canzone per me più importante dell’intero disco. Registrata in una notte, la composizione musicale gira attorno alla chitarra acustica con un basso ipnotico in chiusura.
“Hai corso così veloce che sei arrivato prima
E non ti sei soffermato in niente e niente si è fermato in te
Ti sei mai chiesto perché?”
A volte forse è meglio ignorare da chi e come vengono manovrati gli ingranaggi che regolano le nostre vite. A me è capitato di entrare in una “stanza dei bottoni”: alcuni ne restano imprigionati... io sono fortunato perché sono riuscito a fuggire. L’impianto sonoro è figlio del mio viaggio musicale nell’universo di Nick Drake.
“Tra la nebbia lei perde una lacrima
Dice: no non ti lascerò qua...
Abbiamo cominciato insieme questa storia
E insieme finirà”
Una coppia di amanti in fuga nascosta sulle rive di un fiume: una storia d’amore illustrata con i canoni narrativi di un film poliziesco. La ricca composizione musicale in sei ottavi ha come protagonista principale la chitarra slide.
“Con te la notte è un’onda
Che non muore mai”
La forza di attrazione e le insidie della bellezza in un altro brano nel quale si nota maggiormente la mano di Sergio Della Monica, che ha avuto l’intuizione di farlo girare in cinque quarti.
“Non lo uccidi con un colpo, lui no
Ha sette vite come un gatto”
È un attore che amo. Mi sono ispirato alle sue meravigliose espressioni in “Traffic” e “I soliti sospetti” per questo macigno rock molto compatto con una storia inventata e giocosa. In ogni mio disco mi piace inserire un brano su una storia un po’ folle come ho fatto in passato con “Il pacco” e “Il portiere di notte”.
“Sei come un angelo che non sorride...
Sei come un cerchio che non si chiude”
Qui la musica è più importante del testo. Il beat è caratterizzato da un giro di chitarra acustica e le parole sono una sorta di suono aggiuntivo, un’altra forma sonora della canzone.
“Ho visto quanto basta”
Quando ti viene concessa la visione della realtà puoi decidere di continuare a fare finta di nulla oppure come in “Matrix” prendere la pillola rossa e vivere in un mondo più complicato ma reale. Questa canzone riassume il senso di tutto il disco: è un invito a non darsi mai per vinti. Bisogna credere nei propri sogni e inseguirli fino alla follia: è più difficile, ma anche più entusiasmante. Ho scritto il testo assieme a Pino Marino, mentre la musica ha ancora una struttura insolita, che si sviluppa in più parti fino allo sfogo finale fra cori e chitarra slide.